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Perchè di emozionarci non dovremmo stancarci mai…

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12 dicembre 2011 di Alessandra Toni

Quante volte sentiamo dire, con certo cinismo “Odio il Natale, le lucine, l’essere buoni “per forza”, gli alberi, i regali, la neve, le renne, le pubblicità a tema, il faccione dell’uomo barbuto sulle bottigliette della Coca cola…..”
Forse avrò esagerato con la lunghezza dell’elenco, perchè in realtà credo che tutto si possa sintetizzare in una sola frase: non voglio cogliere la possibilità di essere felice e di vedere felici gli altri.
Ma io non voglio lasciarmi scappare un’occasione per sorridere e anche se si tratta di lucine sospese in aria e di alberi maestosi e colorati, la voglio cogliere.
E soprattutto in un periodo come questo,dove la voglia di  festeggiare viene minacciata dall’incuria e dall’incapacità di chi dovrebbe guidare il nostro Paese, politicamente ed economicamente.
Proprio adesso dovremmo aggrapparci a queste piccole,semplici cose…come quei Babbi Natale che sono appesi ai balconi di qualche palazzo, così noi dobbiamo aggrapparci a qualcosa di solido per non cadere e farci ancora più male.
A tutti coloro che la pensano come me e godono nell’esser circondati da addobbi e nell’essere immersi in note natalizie, consiglio vivamente un’esperienza, che forse molti di voi già hanno sperimentato: i mercatini di natale.
Non si tratta di uno spazio promozionale, sia mai.
E’ solo che questo weekend fuori porta, in esplorazione dei mercatini alto adigesi e austriaci, ha riportato a galla quello spirito che non intendeva fare capolino nel 2011, ma piuttosto provava a restare  accucciato, in qualche parte nascosta di me.
Camminare tra le bancarelle degli espositori, per lo più locali, è paragonabile ad un intenso viaggio capace di coinvolgere ognuno dei 5 sensi: tra questi, quello che maggiormente è legato ai ricordi ed è in grado di rievocare sensazioni nostalgiche è l’olfatto, ed anche in questa occasione il mio naso si è scontrato, sempre piacevolmente, con gli odori più vari.
I formaggi fusi e la cannella riempiono l’aria di tonalità diverse, forti e delicate.
Perenne aroma, pungente e caldo è quello del  vin brulee, che servito nelle tazze decorate a tema, riesce a risollevare le mani infreddolite dei turisti.
Ogni tanto fa capolino il profumo di hot dog e ti assale così la voglia di cercare tre spiccioli e addentarne uno, pieno di salsa.
Peccato mancasse il profumo della neve.
La neve non ha profumo, dite? Ebbene sì, ce l’ha.
Inspirate a pieni polmoni in una strada innevata o in un campo cosparso di bianco e vi accorgerete che sì, la neve ha un profumo.
La potrei paragonare a quello della pelle di un bambino: puro, delicato, non eterno ma inconfondibile.
Ti fa aprire gli occhi e ti lascia in bocca il sapore di freschezza: senti quasi un’irrefrenabile voglia di fare una palletta di neve con le mani e mangiarne un po’.
Chi non l’ha mai fatto?
Comunque, anche se è mancato un elemento essenziale dell’atmosfera natalizia, niente è stato intaccato: vedrete l’entusiasmo dei bimbi di fronte a bancarelle che vendono quantità industriali di lecca lecca e dolci, oppure il loro stupore di fronte ad abeti immensi che dominano le piazze centrali, irradiandole di luce tenue e calda.
Questo è il Natale: sorridere e sorprendersi. Anche se si tratta di luci artificiali e motivetti tradizionali, cantati da persone sempre diverse.
Il Natale, dicono, è la festa dei bimbi. In realtà è la festa che permette a noi adulti di tornare ad esserlo, senza vergogna.
Perché è bellissimo aggirarsi tra quelle bancarelle e sorprendersi della neve che cade dentro una palla di vetro mentre babbo natale si muove sulla sua slitta…e chi se ne frega se a svolazzare sono granellini di qualche materiale e se il babbo natale nasconde qualche sbavatura di colla o imperfezioni nel colore.
Ti ha fatto sorridere? Questo è ciò che conta: sgranare gli occhi e credere che le piccole magie possono accadere. Anche se create da plastica e glicerina.
Emozionatevi. Sempre. E non vergognatevene mai!
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