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Morale della favola……..

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6 febbraio 2012 di Alessandra Toni

Vi racconto una storiella.

In un prato sterminato, vivevano tantissimi fiori, felici e radiosi: rossi si univano ai viola, bianchi giocavano coi blu.
Una tavolozza di colori che dava vita ad un’armonia di accese sfumature e calde luci, pronta a stupire gli umani e i loro piccoli esemplari.
I fiori ne erano spaventati, a volte: ad una certa ora del pomeriggio, vedevano correre attorno a loro piccoli nanetti, come usavano chiamarli.
In realtà, per loro, anche i nanetti erano dei giganti, i quali correndo, facevano calare su loro lunghe ombre.
Nonostante questo, i fiori erano felici di essere ammirati da questi strani esseri e si sentivano straordinari.
Tutti erano felici.
Tranne uno.
Un piccolo bocciolo giallastro era chiuso in se stesso e non osava aprirsi.
Ormai veniva deriso da tutti:
“Ma vedi cosa sta facendo quello là?”
“Oh sì, è un fifone”
“Fifone, fifone, fifone” – gli urlavano in coro, abbandonando toni gentili e affettuosi.
Aveva paura, è vero.
Ma non era fifone.
Troppe ombre lo avevano intimorito, troppe folate di vento improvvise lo avevano bloccato, troppe nuvole gonfie di pioggia lo avevano indebolito.
E ora non riusciva più ad aprirsi al mondo.
Il piccolo e dolce bocciolo aveva paura anche del Sole: quella luce era sempre esistita, è vero, ma la vedeva irraggiungibile, misteriosa, pericolosa.
Aveva paura di bruciarsi e si nascondeva dalla sua potenza.
Allora se ne stava lì, immobile e guardava gli altri attraverso la piccola fessura di cui poteva godere.
Quante lacrime…
Ogni mattina, quando tutto era calmo e si potevano udire solo versi di animali lontani, piangeva … piangeva gocce di rugiada che timidamente sgorgavano fuori dal proprio piccolo mondo chiuso.
Il Sole iniziò ad asciugarle.
Una ad una.
Ogni mattina.
Piano piano, il piccolo bocciolo deriso da tutti, iniziò a non avere più paura di quel Sole così irraggiungibile, misterioso, pericoloso e un giorno si aprì al mondo.
Aveva capito che doveva seguire qualcosa di più grande.
E divenne uno splendido fiore, il cui colore era sempre più brillante: da solo riusciva a mettere in ombra tutti gli altri suoi simili.
Decise, così, di volersi sempre volgere verso il Sole: solo in questo modo si sarebbe ricordato che in quel mondo c’era qualcosa per cui lottare.
Sempre.
E divenne il girasole più bello della sua Terra.

Morale della favola?
Non bisogna mai diventare deboli, se qualcuno vicino ci giudica e ci deride, se ci sono state troppe ombre o nuvole grigie: contiamo solo su noi stessi e crediamo in quel Sole che diventerà nostro punto di riferimento.
Potrà sembrarci irraggiungibile, misterioso, pericoloso.
Ma sarà quel Sole a guidarci e ad asciugare quelle gocce di rugiada che righeranno, a volte, il nostro viso, quando saremo stanchi e vorremo gettare la spugna.
Quei momenti ci saranno, è inevitabile.
Ma ricordiamoci di essere sempre i girasoli più belli e luminosi: prima boccioli chiusi che avevano paura di bruciarsi, poi splendenti e sicuri di ciò che possono essere e fare.

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