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Wrecking Ball

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13 marzo 2012 di Alessandra Toni

Già posso immaginare la prima reazione avuta dalle persone che mi conoscono un po’ di più (nella vita vera e non virtuale, intendo).
“Ancora??? E basta, Ale!”
Ok, avete ragione.
Solo che, dopo aver parlato del film che più mi ha convinto ultimamente…non può mancare anche l’album che più mi ha affascinato.
Ma vi assicuro, conoscenti del web e amici reali, che nell’ascoltare musica, vedere film o leggere libri, sono la persona più imparziale che esista.
Tanto che vi posso ammettere candidamente che gli ultimi album di Bruce Springsteen (sì, è di lui che sto parlando) a me hanno un po’ delusa.
Se non conoscete bene la sua musica, tranne l’arcinota“Born in the Usa” e volete farvi un viaggetto tra le note di Springsteen, beh …vi consiglio di saltare la discografia più recente.
Ormai mi ero arresa al fatto che sul mio mp3 trovassero spazio solo canzoni scritte tra gli anni ’70 e inizi anni ’90…fatta eccezione per un paio di “The Rising”, album del 2002 al quale sono molto affezionata, essendo l’anno della mia conoscenza di Bruce Springsteen.
A seguire, solo album discutibili, confusi e a mio parere, un po’ banali.
L’album folk in cui reinterpreta canzoni della tradizione stelleestrisce merita di essere citato da me, grande amante del genere, ma il resto è stato solo una brutta copia dei suoi successi.
Io però, forte di una decina di album da lui macinati in più di vent’anni di carriera e fiduciosa del suo essere geniale, ancora nutrivo qualche speranza.
E per fortuna, avevo ragione.
La scorsa settimana è stato pubblicato il suo nuovo “Wrecking Ball”.
Che dire…è tornato. E non solo in senso letterale, ma soprattutto in quello artistico.
E’ tornato ad essere lui.
Non più copia di se stesso, ma originale, sorprendente, coraggioso nei testi e nelle contaminazioni musicali scelte.
La banalità è stata finalmente accantonata, per lasciare spazio ai toni crudi e amari che ricordano altri suoi successi passati.
Il fil rouge che unisce gli 11 brani è la crisi economica: lo potete facilmente intuire anche solo leggendone i titoli, che rimandano all’idea di difficoltà e al tempo stesso di voglia di rinascere.
Si parte con il singolo “We take care of our own” passando per “Easy Money”“This depression”,”Land of Hope and Dream” per poi terminare, e non penso la scelta sia stata casuale, con “We are alive”: “Siamo sopravvissuti”, nonostante tutto.
Le parole usate nei testi sono fortissime, condannano un sistema in cui “il banchiere diventa sempre più grasso e il lavoratore sempre più magro”: questo messaggio, ad esempio, è ben racchiuso in “Jack of all trades”, ovvero “Il Tuttofare”.
Commoventi le parole del protagonista della canzone, il quale si rivolge direttamente alla moglie promettendole che sarà disposto a fare le cose più umili per andare avanti, dopo aver perso il lavoro: la ripetizione di quel “We’ll be all right” è straziante e riesce a riassumere bene lo stato d’animo di molte persone che da un giorno all’altro si sono dovute arrangiare.
C’è cinismo, polemica, ma al tempo stesso speranza e volontà di farcela.
In un modo o nell’altro.
Straordinarie le parole pronunciate dal “tuttofare”, alla fine della canzone: “Sta arrivando un nuovo mondo, ne riesco a vedere la luce. Usi ciò che hai e impari ad arrangiarti. Prendi ciò che è vecchio e lo rendi nuovo. Se avessi con me una pistola, troverei i bastardi e gli sparerei a vista. Sono un tuttofare, staremo bene”
Come Springsteen ha dichiarato in una recente intervista, “Questo è l’album più diretto”: è vero, non le manda a dire proprio a nessuno e l’astio che prova nei confronti dei responsabili della crisi domina in ogni canzone.
Molte le accuse rivolte al mondo della finanza e delle banche, verso il quale non lesina critiche aspre e condanne esplicite.

Non mancano, comunque, melodie energiche e travolgenti, che vi spingeranno a muovervi ovunque vi troviate: questa volta, però, le sonorità rock lasciano più spazio al folk e ad uno spiccato spirito irlandese che va ad arricchire molte tracce dell’album.

Basterà ascoltare qualche nota di “Shackled and Drawn” o di “Death to my Hometown” per capire di cosa sto parlando.
Qui sta la sua forza: anche se i testi sono sempre molto forti e critici nei confronti del sistema , Springsteen riesce ad accompagnarli a toni gioiosi, quasi festanti, che ti spingono a ballare.
Quindi, amanti dell’artista o non, vi consiglio di dare un ascolto a “Wrecking ball” per capire cos’è che deve distruggere questa “palla demolatrice” di cui parla…per capire come si possa cantare un dramma senza mai cadere nella facile demagogia, senza essere moralisti …per divertirsi e ballare anche seduti in macchina…per cantare a sguarciagola su canzoni che possono diventare nuovi inni, come accaduto con suoi passati successi.
E così voglio lasciarvi all’ascolto della canzone che dà il titolo all’album…inizialmente sentirete solo una chitarra e la sua voce inconfondibile…poi, piano piano, si aggiungeranno gli altri strumenti che, uniti, daranno vita alle tipiche sonorità springsteeniane, fino al trionfo musicale, su cui vi sfido a non muovervi.
E’ capace di trasmettere ciò di cui abbiamo bisogno: energia, positività, voglia di ballare anche nei momenti più neri.
Non è stato per caso lui a scrivere una certa “Dancing in the Dark“?
Buon ascolto…

http://www.youtube.com/watch?v=_2KNqxwt4Qg

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