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Una città. Un ponte. E una chitarra.

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8 aprile 2013 di Alessandra Toni

“O Firenze, città d’arte, sogni e amore

mentre cammino per le tu’ vie o lungo il fiumicello

ogni volta l’è un colpo al cuore

e penso “Tu sei sempre uno splendido gioiello”

Da te tanti son nati e con l’arte son vissuti

Brunelleschi, Donatello, Boccaccio e Alighieri

sono solo alcuni dei nomi che con te nel passato son cresciuti

ma Firenze credimi, tu sei bella anche oggi, quanto lo eri ieri.”

Così vorrei iniziare questo post, con righe scritte da me in ottava rima da dedicare a lei: Firenze.

Perché ho scelto di aprire proprio con delle rime?

In onore ad una delle arti popolari d’eccellenza nella mia regione: lo stornello toscano.

Perché Firenze è questo: è arte, è creatività, è spontaneità, è passione.

E gli stornellatori ne sono un esempio: giocano con l’ottava rima, muovendosi come funamboli tra storia, aneddoti, tradizione, accompagnati sempre da una mente fervida e vivace.

È una tradizione antica, ma mai morta, tenuta in piedi da generazioni che non si stancano mai di cimentarsi in vere sfide a colpi di rime.

Sono l’esempio di quell’arte spontanea, immediata che non dovrebbe mai essere persa.

E questo mi porta a parlare di un’altra forma d’arte, che dovrebbe sempre essere tutelata perché produttrice di talenti veri.

L’arte di strada.

Il più grande esempio di musicista di strada a Firenze è indubbiamente colui che si fa chiamare “il menestrello”: Claudio Spadi.

Lo potete trovare nelle sere fiorentine su un Ponte Vecchio sempre brulicante di turisti e cittadini, con una chitarra e la sua inconfondibile voce.

Perché parlo di lui?

Perché per me è una figura di riferimento nella scena fiorentina, da anni e anni: rappresenta esattamente tutto ciò che ho scritto prima.

Arte, creatività, spontaneità, passione.

È indubbiamente un grande musicista, che riesce a riproporre canzoni scelte con grande gusto, reinterpretandole con intensità e coinvolgimento.
Se volete ascoltare qualcosa di lui, basta cercare il suo nome su You Tube e compariranno immediatamente molti video realizzati da turisti e cittadini.

Lui è uno dei tanti artisti che allietano le nostre passeggiate fiorentine, assieme a pittori, maghi, violinisti, chitarristi e molto altro ancora…

Si tratta, spesso, di talenti eccezionali, di personaggi che riescono a catturare la nostra attenzione e fondere la loro arte con un paesaggio che già di per sé è un capolavoro.

Per capirlo, basta andare ad ascoltare proprio lui, Claudio Spadi, mentre il vostro sguardo volge verso una luna che si riflette sull’Arno, verso i suoi storici palazzi e ponti.

Posso assicurarvi che la magia è assicurata.

Ma la vita per questi artisti in Italia, non è così semplice.

All’estero è tutta un’altra storia e l’ho più volte constatato con i miei occhi: in Italia, invece, la tutela di questi talenti non sempre è così scontata, tanto che lo stesso “menestrello” fiorentino, in occasione del suo ritorno sul Ponte dopo molto tempo, ha dichiarato quanto la lunga attesa fosse stata contro il suo volere.

Le regole, la burocrazia, le firme…

Certo, ci sono molti altri problemi in Italia e assai più gravi, ma senza arte dove andremmo?

Soprattutto in un Paese che vibra di cultura in ogni suo angolo, si dovrebbe sperare in un’attenzione maggiore a ciò che può dare lustro alle nostre città.

Ed invece, purtroppo, è ancora dilagante il pregiudizio che l’artista di strada sia una specie di mendicante e che la sua presenza sia un fastidio.

No, gli artisti di strada talentuosi sono una risorsa da proteggere, sono un bene per la vita di una città e per la difesa della libera espressione artistica.

Tutti si fermano ad ascoltarli, cantare assieme a loro, sognare su un assolo di chitarra, immortalarli con il cellulare, ridere ad un gioco proposto, stupirsi ad un trucco di magia.

Perché noi abbiamo bisogno di questo.

Di stupirci, di cantare, di ballare, di sorridere, di condividere.

E se ci viene tolto, ci rimangono solo città grigie e piatte.

Quindi onore a Claudio e a tutti gli altri che in Italia rendono ogni giorno le nostre città più ricche, armati solo di una chitarra, di un gessetto colorato o di un cappello che nasconde magie, ma tutti accomunati dalla voglia di condividere con noi ciò che il mondo a volte dimentica, sopraffatto da guai e crisi.
Le emozioni. 
Perchè quelle più semplici sono le più forti.



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