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140 caratteri di letteratura: quando la narrativa incontra Twitter

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27 febbraio 2014 di Alessandra Toni

Sintetizzare Manzoni in 140 caratteri?

Fare narrativa con un tweet?

Letteratura e social network sono tutt’altro che mondi lontani…

E’ vero, appena comparsi gli sms, con il loro linguaggio dominato da k, x ed emoticons, tutti abbiamo pensato che la lingua italiana avrebbe subito un grave contraccolpo e con l’arrivo dei social networks le prospettive non sembravano certo migliorate.

Ma sorprendentemente, proprio sul territorio osteggiato dai puristi della lingua, in questi ultimi anni s’è accesa una scintilla e stiamo così assistendo a qualcosa che in molti non si sarebbero attesi: l’unione tra letteratura e Twitter.

Tanti sono stati gli esperimenti compiuti dalla nascita del social, in Italia e non solo, ma in questo post vorrei soffermarmi su quanto è stato raccontato durante la recente Social Media Week milanese, grazie a due interessanti panel: “#TwiScrivo: come fare narrativa su Twitter (divertendosi pure)” e “Innovatori di cultura: Rete e social media nel mondo dell’arte, dei musei e della letteratura”.

In particolare sono stati affrontati due diversi modi di intendere questo legame: da una parte Twitter visto come strumento per creare micro-storie e dall’altra come divulgatore di opere letterarie preesistenti e spesso dimenticate.

TWISCRIVO

“Il limite di 140 caratteri non è una costrizione, ma un’opportunità per scatenare la fantasia”

Queste parole sono state pronunciate all’inizio del panel dedicato a TwiScrivo, dandoci un importante insegnamento: nella vita di ogni giorno i limiti impongono sempre delle sfide a noi stessi ed è grazie a queste che noi possiamo migliorare.

Quando i limiti, poi, si presentano nella scrittura e sono rappresentati da 140 caratteri, è la nostra mente, la nostra creatività ad essere messa alla prova. E noi ne possiamo uscire assoluti vincitori.

Perché?

Perché Twitter ci può insegnare a scrivere meglio.

Rispettando le sue regole, la nostra fantasia deve lavorare di più, deve superare se stessa.

Antoine de Saint-Exupéry, autore de “Il Piccolo Principe”, scrisse:

“Si raggiunge la perfezione non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”.

La scrittura, infatti, è pulizia, sintesi, essenzialità.

E proprio su Twitter queste regole sono fondamentali.

Durante l’incontro milanese, Tito Faraci, grande fumettista e conoscitore di Twitter, ci dice:

“Impariamo a pulire e ad accorciare: solo così potrà migliorare la nostra scrittura”

… e prosegue avvicinando il mondo dei cinguettii a quello dei fumetti, trovando tra loro grande affinità:

“Nel DNA del fumetto c’è la sintesi, come su Twitter. Anzi, 140 caratteri per una nuvoletta sono pure troppi.”

E’ per questo che Twitter può aiutarci: ci può aiutare nel toglierci dalla mente l’ossessione della lunghezza.

“Non è la misura di un racconto a stabilirne la bellezza”.

Ma come mettere alla prova la nostra capacità di sintesi e di giocare con le parole?

E’ da questa sfida che Scrivo.me, portale di pop-publishing di Mondadori, lancia #TwiScrivo, una serie di contest mensili di scrittura ludica e collettiva su Twitter che prenderà il via alla fine del mese di Marzo, ma che è stata presentata in anteprima durante la Social Media Week.

Ogni mese un tema diverso, per giocare con le parole all’interno di quel set di regole dato da Twitter: proprio come accade nelle improvvisazioni jazz, dice Edoardo Brugnatelli, direttore di Scrivo.me, è dalle costrizioni che la fantasia può prendere slancio e scatenarsi davvero.

Ed è proprio ciò che accade anche in questa “perfetta macchina per la creazione di microstorie” che è Twitter e a confermarcelo è Andrea Nani: lui conosce molto bene la materia, del resto, perché non solo realizza book trailer per la Mondadori, riuscendo a comunicare libri con poche parole ed immagini, ma da anni ha riversato la microscrittura nei suoi lavori, come nel suo blog.

Reiterando tweets su un tema, ci dice Nani, può nascere una vera narrazione:

“Brevità e serialità: così si può avere il rumore di una storia”

Una storia che nasce da zero, ma non solo…

In realtà l’idea di scrittura come sottrazione viene da molto lontano, ovvero dall’haiku, poesia giapponese che in poche sillabe riesce a dare voce ad una pluralità di emozioni: è la nipponista Rossella Marangoni a ricordarci quanto l’haiku possa essere un importante esercizio di limitazione per tutti, capace di liberare la nostra capacità di osservazione.

Consigli finali dei nostri relatori?

Arricchire il proprio vocabolario, concentrarsi, non dare mai per scontata la scelta di una parola, scrivere lentamente, rileggere e tagliare il più possibile. 

Solo con la sintesi possiamo prenderci il nostro tempo ed ascoltare davvero…solo così potremo entrare in connessione con gli altri.

TWITTERATURA

Come vi avevo anticipato, tanti sono stati gli esperimenti di unione tra Twitter e letteratura negli anni, ma uno di questi si distingue per l’importanza dei suoi obiettivi: Twitteratura.

Partiamo da un’affermazione fondamentale: la cultura, oggi, non può più essere isolata dalle nuove tecnologie.

La cultura deve innovarsi e questo vale per ogni settore, dall’arte alla letteratura, perché come è stato affermato da Maria Grazia Mattei, moderatrice del secondo panel:

Dobbiamo promuovere la circolazione delle idee, non l’esclusività

Una circolazione che oggi deve avvalersi anche dei social networks.

E allora, come riuscire a promuovere, nel 2014, la circolazione di opere letterarie scritte anche più di un secolo fa?

Pierluigi Vaccaneo, fondatore di Twitteratura assieme a Paolo Costa e Edoardo Montenegro e già direttore della Fondazione Cesare Pavese, ci spiega da quale volontà ha preso vita questo progetto:

“Togliere Pavese da scaffali impolverati e restituirlo alla gente”

Twitteratura nasce nel gennaio 2012, animata da alcuni presupposti fondamentali: non si può fare letteratura su un social, ma si può cogliere l’opportunità di divulgare grandi contenuti, opere preesistenti, sfruttando le potenzialità di Twitter, ovvero l’immediatezza, la rapidità e la sintesi.

Sia il lettore che il libro hanno, così, una nuova occasione: noi, da una parte, possiamo riappropriarci delle grandi opere della letteratura e il libro, dall’altra, può avere una seconda vita, essere riletto e riscritto in un nuovo linguaggio.

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Ma come funziona Twitteratura?

Si parte, ovviamente, dalla scelta del libro, effettuata dalla fedele e sempre più numerosa comunità che nel tempo si è unita attorno al progetto; dopodiché si procede alla scelta dell’hashtag ufficiale relativo al libro da riscrivere e con il quale pubblicare i propri tweets (un hashtag riconoscibile, breve e coerente).

Dal momento che la riscrittura prevede di scansionare il testo in più parti, da leggere una alla volta, vengono scelte opere articolate in unità e capitoli piuttosto brevi, per facilitare il gioco a tutti i lettori e “riscrittori”.

Per partecipare non serve alcuna iscrizione: basta una copia del libro, un account Twitter dal quale seguire hashtag e account ufficiali e rispettare il calendario (per conoscere tutti i dettagli, leggete qua).

Tanti i libri, gli autori che dal 2012 hanno avuto una seconda vita grazie a Twitteratura: gli Esercizi di stile di Raymond Queneau (#TweetQueneau), La Luna e i Falò (#LunaFalò), I dialoghi con Leucò (#Leucò) e Paesi Tuoi (#PaesiTuoi) di Pavese, gli Scritti Corsari di Pasolini (#Corsari), Le città invisibili di Calvino (#Invisibili), I Promessi Sposi di Manzoni (#TwSposi) e le Favole al Telefono di Rodari (#TwiFavola).

E’ proprio la rilettura del libro di Gianni Rodari l’ultimo progetto di Twitteratura, che ha preso il via il 21 febbraio e si concluderà il 1 maggio.

Primo passo?

Per capire cosa è stato realizzato finora, entrate subito nel vostro account e cercate i tweets sotto #TwiFavola.

Non solo hashtag ufficiali, però: con #TwSposi, per esempio, hanno fatto incursione su Twitter i personaggi più importanti dell’opera manzoniana come Lucia, Renzo, l’Innominato e Don Abbondio che twittavano dai loro account, rendendo così più vivace e coinvolgente il gioco di riscrittura.

Cosa si ottiene alla fine di ogni progetto?

Un insieme vastissimo di ricostruzioni diverse e di personali interpretazioni della stessa opera, di cui resterà per sempre qualcosa di tangibile: tutti i tweets prodotti, infatti, saranno soggetti a un processo di selezione ed i migliori andranno a costituire un TweetBook, eventualmente stampabile.

Della serie: dal libro al tweet e dal tweet al libro.

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Non solo: Twitteratura, a partire da #TwSposi e proseguendo ora con #TwiFavola, vede coinvolte scuole di tutta Italia, proponendosi come vero metodo didattico, come supporto all’approccio tradizionale.

Perché può essere un valido sostegno alla didattica?

La risposta ce la dà Twitteratura sul sito ufficiale:

“L’attenzione dei lettori coinvolti in un gioco di Twitteratura è nettamente superiore a quella di un lettore analogico del testo. La lettura e riscrittura collettiva di un testo in 140 caratteri comporta un sistematico lavoro di analisi, favorendo una maggiore comprensione del testo”

Con Twitteratura, infatti, se da un lato gli adulti riscoprono e approfondiscono opere lette anni prima (o lasciate sui banchi di scuola), dall’altro gli studenti di oggi possono compiere un percorso di avvicinamento al testo più ricco, dinamico e coinvolgente.

E, ovviamente, già si propone come metodo applicabile anche a tutti gli altri prodotti culturali, dall’arte alla musica passando per il cinema.

Twitteratura, in sintesi, insegue una missione ricca di importanti obiettivi: stimolare la lettura, l’amore per il nostro patrimonio artistico, ma anche l’educazione alla scrittura sintetica, alla collaborazione e all’uso consapevole delle nuove tecnologie.

Per imparare che le storie sono intorno e dentro di noi e che a volte bastano solo 140 battiti per far nascere la magia…

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